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POLITICA LOCALE Precedente  Successivo
 
23/01/2012 
 
 
LIBERALIZZAZIONE DELLA POLITICA E DEI PARTITI
 
 
In queste ore di proteste ed acceso dibattito sulle annunciate misure previste dal decreto sulle liberalizzazioni, sta riemergendo, ancora una volta, quanto il nostro assetto economico sia di fatto resistente ai processi legislativi tesi alla riduzione delle stagnanti restrizioni di mercato. In realtà il termine liberalizzazione è estensibile anche alle politiche sociali attraverso ad esempio lo strumento della semplificazione normativa . Alla liberalizzazione è spesso associata la privatizzazione ma entrambi restano due processi non confondibili tra di loro, creare un sistema basato sulla concorrenza infatti non implica in automatico cedere a privati proprietà dello Stato nella gestione dei servizi.

Per una forza come l’IDV che si ispira alla liberaldemocrazia europea non può che essere auspicabile una reale svolta per avviare finalmente un percorso non più derogabile di liberalizzazioni a tutela dei consumatori nei campi strategici per lo sviluppo del Paese, quali i settori dei servizi professionali, dell’energia, dei servizi pubblici locali, dei trasporti, del commercio, della pertinenza delle infrastrutture. 

Ben vengano le liberalizzazioni ma non solo in campo economico. Astraendo dall’ambito economico e volgendo lo sguardo in campo politico, vorrei sviluppare alcune considerazioni. 
Se liberalizzare significa essenzialmente ridurre le restrizioni, quanto è urgente allora, mutatis mutandis, aprire i fortilizi della politica e dei partiti a tutela della partecipazione democratica dei cittadini secondo l’art.49 della Costituzione, rimuovere le barriere che impediscono l'effettiva sovranità popolare? Come definire se non monopolistici e retti da incumbents, gli assetti dell’attuale sistema politico che restringono l’espressione della sovranità popolare? Essa è di fatto limitata da recinti invalicabili quali ad esempio la legge elettorale attuale. E quando non ci sono liste bloccate, la selezione della classe dirigente è comunque blindata da meccanismi lobbistici ed elitari. L’esito delle competizioni elettorali è così scritto in partenza come nelle gare pubbliche alle quali partecipa il monopolista.

Un sistema di partiti all’interno dei quali è sempre meno garantita la vera democrazia interna non può che configurare la “privatizzazione” della politica. Il caso del diktat (poi rientrato) di Bossi nei confronti di Maroni “interdetto” a partecipare ad incontri pubblici del partito ne rappresenta un esempio non così raro.
Uno stucchevole paradosso: liberalizzazione economica e privatizzazione del sistema politico.
A compromettere ulteriormente il quadro, va rilevato che ultimamente la mancata indizione referendaria sulla legge elettorale non ha permesso ai cittadini elettori di esprimere la propria volontà. Proprio il deficit democratico dell’assetto politico esistente dovrebbe invece essere compensato dall’istituto referendario fondato sull’espressione diretta dei cittadini, come dimostrato dalla partecipazione in massa alle ultime consultazioni.

Incrementare l’accessibilità alla decisione politica, sancita come diritto costituzionale per tutti i cittadini, deve essere l’imperativo per un Paese che punti ad una forte economia e ad una sana politica.
Liberalizziamo in economia ma “liberalizziamo” la politica ed i partiti affinché essi svolgano il loro ruolo pubblico non come "case private" ma aperte ai cittadini i quali sono i veri titolari del diritto costituzionale sancito dall’articolo 49, affinché tutti possano determinare la politica nazionale, locale e regionale, in un sistema libero da recinti, monopoli ed oligopoli. Liberalizziamo per avere più economia ma anche più democrazia.

Andrea Buquicchio
capogruppo Idv
Consiglio regionale del Piemonte
 


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