Il MEGAMuseo – Museo Archeologico Contemporaneo di Aosta dedica ad Ahmed Elsharif (1966–2018), artista sudanese di origine nubiana, la micro-esposizione Tra memoria e spiritualità, un nucleo di trenta opere pittoriche che offre al pubblico l'occasione di avvicinarsi a una ricerca ancora poco conosciuta in Italia e, più in generale, alla complessità dell'arte contemporanea sudanese e africana.
L'iniziativa si inserisce nel programma di Plaisirs de Culture en Vallée d'Aoste 2026, la rassegna promossa in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, che dal 19 al 27 settembre attraversa il territorio valdostano attorno al tema “Patrimonio a rischio. Rinnovare, resistere, reinventare”.
La mostra propone un percorso attraverso la pittura di Elsharif nel quale memoria, identità, materia e spiritualità si intrecciano profondamente. Nato in Nubia e formatosi alla Scuola di Belle Arti dell'Università di Khartoum, l'artista si definiva afro-arabo e rivendicava consapevolmente l'incontro tra cultura arabo-musulmana, radici nubiane e influenze dell'Africa orientale. La sua ricerca nasce dunque da una pluralità di appartenenze e dalla volontà di trasformare questa eredità in un linguaggio pienamente contemporaneo.
Nelle sue opere la figura umana ricorre continuamente, ma raramente assume le caratteristiche del ritratto individuale. Corpi, profili e presenze tendono piuttosto a costruire gruppi, percorsi e relazioni. Donne, uomini, coppie e comunità attraversano superfici nelle quali la prospettiva tradizionale lascia spazio a sovrapposizioni, griglie, aperture e “finestre interne”, capaci di accogliere simultaneamente differenti scene e differenti livelli di lettura.
È una pittura che chiede quindi di essere osservata evitando l'applicazione automatica delle categorie elaborate dalla storia dell'arte europea. In Elsharif l'opposizione tra figurazione e astrazione, così come la centralità della somiglianza o della prospettiva, non esauriscono infatti il significato dell'opera. Più importanti diventano la forza del segno, la costruzione simbolica dello spazio, la materia e la relazione tra individuo e comunità.
Particolare rilievo assume la superficie pittorica. Elsharif sperimenta con carta, tela, pigmenti, vernici, sabbia, tessuti e materiali disponibili nel contesto sudanese, trasformando anche le condizioni di scarsità determinate dall'isolamento economico del Paese in opportunità creative. La materia non costituisce quindi soltanto un supporto dell'immagine: conserva tracce del territorio, della quotidianità e della memoria.
Anche i segni grafici presenti nelle opere — talvolta vicini alla calligrafia, talvolta evocativi di grafie ancestrali o costruzioni simboliche — non offrono necessariamente una traduzione immediata. Elsharif lasciava deliberatamente allo spettatore la possibilità di divenire una sorta di “archeologo-interprete” delle immagini, chiamato a partecipare attivamente alla costruzione del loro significato.
La dimensione spirituale attraversa tutta la sua ricerca. Legato al sufismo, Elsharif attribuiva particolare valore all'idea del cammino verso la conoscenza. Porte, finestre, archi, passaggi e soprattutto figure in movimento possono così rimandare contemporaneamente agli spostamenti reali delle popolazioni, alle migrazioni provocate dalle guerre e dalle trasformazioni del territorio, ma anche a un percorso interiore.
In questa prospettiva acquista particolare forza una frase attribuita all'artista e ricordata nel volume a lui dedicato: «La mano che dipinge non uccide». In un Sudan profondamente segnato dalla violenza e dai conflitti, Elsharif sceglie di opporre alla distruzione la costruzione di immagini, alla separazione la presenza della comunità, allo sradicamento la persistenza della memoria.
Il progetto espositivo intende così contribuire a uno sguardo più ampio sull'arte contemporanea, superando barriere culturali e geografiche e mettendo in discussione letture precostituite. È lo stesso programma ufficiale di Plaisirs de Culture a sottolineare come le trenta opere invitino verso “un'arte plurale, priva di preconcetti e standardizzazioni”.
L'incontro del 19 settembre
Sabato 19 settembre alle ore 17.30, nella Sala Relax del MEGAMuseo, la mostra sarà al centro di un incontro di approfondimento con i curatori Isabelle Russo e Alessandro Allocco, in dialogo con Generoso Urciuoli, direttore del MEGAMuseo.
I due interventi offriranno prospettive complementari.
Isabelle Russo, che ha conosciuto personalmente Ahmed Elsharif e ne ha seguito il percorso umano e artistico, ricostruirà attraverso ricordi e testimonianze il rapporto con l'artista, la sua esperienza sudanese e il legame con la cultura nubiana e la spiritualità.
Alessandro Allocco concentrerà invece l'intervento sulla lettura dell'opera, soffermandosi sul rapporto tra figura e comunità, sull'uso della materia e del segno, sulla particolare costruzione dello spazio pittorico e sulla necessità di affrontare la produzione di Elsharif senza ricondurla automaticamente alle categorie interpretative della tradizione artistica occidentale.
L'incontro è gratuito, ha una durata prevista di un'ora e mezza ed è consigliata la prenotazione; la capienza indicata è di 50 persone.
Ahmed Elsharif. Tra memoria e spiritualità
MEGAMuseo – Museo Archeologico Contemporaneo
Corso Saint-Martin-de-Corléans 258, Aosta
Incontro con i curatori: sabato 19 settembre 2026, ore 17.30
Isabelle Russo e Alessandro Allocco
in dialogo con Generoso Urciuoli, direttore del MEGAMuseo
Informazioni: MEGAMuseo – tel. 0165 552420.
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