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ECONOMIA E LAVORO Precedente  Successivo
 
27/02/2012Provincia Verbano Cusio Ossola
 
 
FORMAGGIO OSSOLANO: PRONTO PER CONCORRERE ALLA DOP
 
 
Pronta per essere depositata al Ministero delle Politiche Agricole la domanda di Denominazione di Origine Protetta per il Formaggio “Ossolano”: una produzione da cinque mila quintali annui con numerosi estimatori per le sue qualità organolettiche e nutrizionali. Dopo anni di vicissitudini nell’iter di preparazione della documentazione necessaria a concorrere a questo riconoscimento europeo, il formaggio “Ossolano” – che ha la sua punta produttiva nella Cooperativa Sociale Antigoriana – potrà finalmente candidarsi per i marchio DOP, nelle sue versioni di ‘valle’ e di ‘alpeggio’. Con  formaggio “Ossolano” s’intende quello prodotto con latte esclusivamente dell’Ossola e che presenta le seguenti caratteristiche organolettiche: crosta liscia, regolare, di colore paglierino, tendente a diventare più intenso con l’avanzare della stagionatura, non inferiore ai 60 giorni. Il disciplinare indica inoltre come la pasta debba risultare consistente, morbida, con occhiatura irregolare di piccole dimensioni, di colore variabile dal leggermente paglierino fino al giallo intenso e con un sapore che presenta un aroma caratteristico: armonico e delicato, legato alle varietà stagionali della flora, risultando più intenso e fragrante con l’invecchiamento. La sua forma d’alpeggio, potrà essere prodotta dal 1° di giugno al 30 settembre in pascoli situati sopra i 1400 metri di altitudine. “Questa amministrazione provinciale ha posto questo risultato come uno dei suoi obiettivi di mandato per quanto attiene la crescita del suo comparto agricolo. La zootecnia nel Verbano Cusio Ossola deve guardare al futuro rendendo i propri prodotti tipici competitivi e riconoscibili, legandoli con più forza all’identità di un territorio che deve farsi conoscere per quello che nel suo complesso sa offrire. E’ ormai largamente comprovato come le produzioni agroalimentari di qualità siano un potente veicolo di promozione territoriale. Il traguardo a cui ora dobbiamo puntare è ottenere in tempi ragionevolmente brevi il riconoscimento che giocherà un importante punto a favore della crescita della zootecnia provinciale e di un suo ampio indotto” commenta il Presidente Massimo Nobili. “La DOP è un indubbio fattore di vantaggio e riconoscimento per le realtà agricole che sono a monte di questa filiera, una cinquantina che rappresentano il 90% del latte prodotto in Provincia. La certificazione di qualità riconosciuta a livello europeo potrà dare impulso a un’economia rurale essenziale per contrastare lo spopolamento delle nostre montagne. La valorizzazione di questa produzione casearia si riverbera positivamente dunque su molteplici aspetti: ambientali con il presidio e cura di pascoli e alpeggi; di reddito per piccoli allevatori che diventano il primo anello di una catena produttiva che acquisisce valore aggiunto in tutte le sue componenti fino alla commercializzazione vera e propria; d’immagine per il territorio intero. Si tratta di attività che, pur facilitate oggi rispetto a un tempo dalla tecnologia, comportano sacrificio e fatica: solo a fronte di un’accettabile sostenibilità economica possono risultare attrattive nei confronti di nuove generazioni di allevatori e imprenditori agricoli. Non va inoltre trascurato che le aziende certificate nelle produzione DOP possono ottenere un più alto punteggio nel concorso all’assegnazione di contributi su bandi europei” spiega l’Assessore Provinciale all’Agricoltura Germano Bendotti. “La messa a punto del Disciplinare di Produzione, per quella che sarebbe la 36° DOP italiana, è stato un lavoro lungo e complesso. La documentazione che con il Servizio Agricoltura della Provincia abbiamo raccolto ed elaborato, con la preziosa collaborazione tra gli altri della Camera di Commercio, Regione, ARPA, CNR-Istituto per lo Studio degli Ecosistemi, consta di numerose analisi di laboratorio e relazioni tecniche, storiche, socio-economiche” ricorda Gianni Tacchini, Presidente del Consorzio Tutela e Valorizzazione del Formaggio Ossolano e Direttore della Cooperativa Sociale Antigoriana. “Archiviata questa prima fase – dice Tacchini, tra i principali motori di questa ‘impresa’ di valorizzazione di un’eccellenza agroalimentare locale – ci rimbocchiamo le maniche per proseguire sostenendo a breve il riconoscimento della domanda di registrazione, che è presentata al Ministero dell’Agricoltura Direzione Generale dello Sviluppo Agroalimentare e della Qualità e in copia all’Assessorato Agricoltura della Regione Piemonte”. La procedura di registrazione prevede tre fasi. Nella prima fase l’Amministrazione regionale valuta la richiesta e la trasmette al Ministero, che a sua volta procede alla valutazione della domanda. Nella seconda fase il Ministero, insieme all’Amministrazione regionale e all’associazione proponente, fissa un incontro di “pubblico accertamento”. Quando anche la seconda fase è completata, il Ministero pubblica la proposta di denominazione sulla Gazzetta Ufficiale, a cui segue l’inoltro della domanda alla Commissione europea. L’ultima fase della procedura, circa sei mesi di tempo, prevede un’analisi da parte della Commissione europea della documentazione presentata e della verifica della rispondenza ai requisiti. “La potenzialità di produzione del Formaggio Ossolano – fa sapere il Dottor Giuseppe Paltani del Servizio Agricoltura della Provincia – si fissa intorno a 5.000 quintali annui, che significa per un peso di 6-7 Kg a forma, circa 75.000 forme prodotte. Questo collocherebbe il Formaggio Ossolano tra le prime 4 DOP esclusivamente piemontesi in termini di quantità. Una valenza economica di tutto rispetto”. “Se le aziende fanno sinergia tra loro avvalendosi anche del contributo che in termini operativi può essere data dalla parte pubblica – dice il Direttore della Camera di Commercio del VCO Maurizio Colombo – i risultati a vantaggio delle stesse imprese e del territorio nel suo complesso si ottengono. Abbiamo conferma del valore di questo modo di operare con recenti iniziative portate avanti a livello camerale come ad esempio, per restare alla valorizzazione di nostri giacimenti agroalimentari, quelle messe in campo a favore del miele, bresaola e formaggio caprino del VCO”.
 

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