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20/10/2011Università di Torino
 
Convegno Internazionale
 
ITALIA POST ‘61. LA GRANDE TRASFORMAZIONE
 
24-28 OTTOBRE 2011
 
Oggi il Prorettore dell’Università di Torino, Prof. Sergio Roda, e l’Assessore alla Cultura, al Turismo e alla Promozione della Città di Torino, Maurizio Braccialarghe, hanno presentato il Convegno Internazionale “Italia post ’61. La grande trasformazione”, organizzato dall’Università di Torino, con il sostegno del Comitato Italia 150. Il convegno, che si apre lunedì prossimo, costituisce una delle più significative occasioni di riflessione storico-scientifica a tutto campo sulla realtà italiana realizzata nell’ambito di Esperienza Italia.
L’Università di Torino intende così partecipare alle celebrazioni del cento cinquantenario dell’Unità nel modo più coerente con la sua missione di principale agenzia regionale di ricerca e formazione, allestendo un’iniziativa che vedrà la presenza di alcuni fra i massimi studiosi negli ambiti della storia, della politica, del diritto, dell’economia, della sociologia, delle scienze, della filosofia, della letteratura, dell’arte, della comunicazione, segnalati da un Comitato Scientifico presieduto dal Rettore prof. Ezio Pelizzetti, coordinato dal Prorettore prof. Sergio Roda, e costituito dai prof. Mario Dogliani, Giancarlo Jocteau, Umberto Levra, Stefano Musso, Nicola Negri, Loredana Sciolla Da Mario Dogliani a Valerio Onida, da Michele Ciliberto a Salvatore Settis, da Alessandro Cavalli a Silvana Patriarca, da Piero Craveri a Vera Negri Zamagni, da Giuseppe Berta a Chiara Saraceno, da Arnaldo Bagnasco ad Alberto Piazza, da Piergiorgio Strata a Gian Luigi Beccaria, da Sergio Zavoli a Umberto Levra (per citare soltanto alcuni dei 35 relatori previsti) si impegneranno ad analizzare organicamente da diversi punti di osservazione lo straordinario processo di mutamento che il nostro Paese ha conosciuto nell’ultimo mezzo secolo. Le manifestazioni torinesi di Italia ’61, che videro una straordinaria partecipazione di pubblico italiano e straniero (6 milioni di visitatori), vedevano la nostra città come unico, riconosciuto luogo di celebrazione del centenario dell’unificazione italiana, ma soprattutto si svolgevano in un momento di grande entusiasmo per le sorti future del Paese. Il boom economico, esploso dopo il definitivo superamento dei disastri della guerra e della crisi dell’immediato dopoguerra, concretava e materializzava la speranza/certezza della costruzione di uno stato moderno, dove tutti avrebbero vissuto meglio dei padri e dove i figli avrebbero conosciuto ancora ulteriori opportunità di crescita sociale ed economica. Nelle manifestazioni del centocinquantenario Torino gioca ancora un ruolo prioritario, grazie soprattutto all’intenso impegno della realtà cittadina che attraverso gli enti e le istituzioni culturali ed economiche locali si è sobbarcata gran parte dell’onere di organizzazione. Le manifestazioni, che nella nostra città hanno registrato un grande successo popolare anche plasticamente visualizzato dallo spontaneo imbandieramento di centinaia di migliaia di edifici e balconi, si svolgono oggi indubbiamente in un clima profondamente diverso da quello di cinquant’anni or sono.
Esse si confrontano con un Paese mortificato, deluso nelle proprie aspettative, ripiegato su se stesso, incapace di riprendere e ripercorrere la via dello sviluppo, senza alcun ancoraggio certo rappresentato da ideologie, partiti od opzioni politiche collettive, con pochissime speranze per il futuro, con la convinzione (ormai radicata alla prova dei fatti) che le prossime generazioni arretreranno socialmente ed economicamente rispetto alle posizioni raggiunte dai genitori. Come e perché si è giunti a tale esito negativo? Quali meccanismi hanno determinato la trasformazione epocale del mezzo secolo che sta alle nostre spalle? Esistono chiavi di lettura del mutamento che ci aiutino a comprenderne le ragioni e nel contempo suggeriscano metodologie di correzione in positivo della realtà in cui siamo precipitati e viviamo? Come si sono evoluti/involuti lo stato e la politica? Quali percorsi hanno intrapreso in questi anni le culture e i valori? Come la società e l’economia hanno stravolto in pochi decenni, in parte in positivo e molto in negativo, il volto del nostro Paese? Come la scienza e la ricerca hanno cercato di reagire al progressivo inaridirsi delle risorse essenziali per il loro progresso? Come gli intellettuali e gli artisti hanno vissuto, interpretato, assecondato o contrastato i mutamenti? Se e come i media hanno trasmesso, correttamente o meno, all’opinione pubblica le fasi della trasformazione? A tutti questi interrogativi di fondo si sforzeranno di rispondere gli illustri relatori del Convegno nella certezza che soltanto un’analisi approfondita delle cause e dei processi della trasformazione può consentire di aggredire le dinamiche sociopolitiche e socioeconomiche del presente con la legittima ambizione di correggerne le storture e di reindirizzarne gli sviluppi nella prospettiva di un futuro più positivo e soddisfacente.
 

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