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07/02/2011Consiglio Regionale del Piemonte
 
 
“I PIEMONTESI CHE FECERO L'IMPRESA”
 
Una ricerca storica per gli studenti delle scuole medie superiori del Piemonte, promossa dalla Consulta Regionale dei giovani
 
La Consulta Regionale dei Giovani, presieduta dal consigliere regionale Lorenzo Leardi,  ha deciso di promuovere un  progetto di ricerca rivolto alle scuole medie superiori del Piemonte intitolato:  “I Piemontesi che fecero l’impresa. La costruzione dell’Unità attraverso lo sguardo generazionale: i giovani, il territorio e l’azione politica”.
L’evento si inserisce nell’ambito delle iniziative previste per la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Il progetto consiste in una ricerca da svolgersi nelle realtà provinciali della regione al fine di ricostruire le biografie di otto giovani piemontesi vissuti nell’Ottocento risorgimentale, con un solido ancoraggio con il territorio.
Per ogni Provincia verrà individuata una figura di referente culturale, cui attribuire il compito di provvedere al monitoraggio delle attività in loco e di entrare a far parte di una commissione giudicante, chiamata a valutare la qualità degli elaborati.
Le ricerche dovranno pervenire agli uffici della Consulta Regionale dei Giovani entro la data del 13 Maggio 2011.
Verranno premiate le tre migliori ricerche per ognuna delle otto Province piemontesi. I premi consistono in 1.000 euro al primo classificato, 750 al secondo e 500 al terzo.
La premiazione avverrà presso la sede del Consiglio Regionale, a Palazzo Lascaris, in autunno.



Nota del prof. Claudio Vercelli, storico dell’Istituto Salvemini, coordinatore del progetto di ricerca

Nel 150° anniversario dell’unificazione politica della penisola, la rilevanza nella sua realizzazione svolta dal Piemonte, territorio elettivo del Regno di Sardegna, è dato indiscusso dalla storiografia così come in buona parte dello stesso giudizio di senso comune.
Il Piemonte fu luogo sul quale si produssero idealità e spinte innovative, germinarono attese, maturarono intenzioni che si tradussero in progetti, ospitando, attraverso una politica liberale, quelle istanze politiche e culturali che maggiormente si andavano esprimendo nel senso e nella direzione dell’Italia unita. Il patriottismo unitario si formò in quegli anni.
I personaggi e i movimenti che assunsero un ruolo di rilievo in tutto il processo risorgimentale, comprendendo in tale definizione un arco di tempo piuttosto ampio, dai moti costituzionali del 1820-1821 fino alla presa di Roma da parte del regio esercito nel 1870, esprimevano peraltro identità e idealità differenti. Debitori, a diverso titolo, dell’originario calco, indiscutibilmente profondo, dell’esperienza napoleonica, con la Repubblica Cispadana, che aveva portato con sé le idealità illuministe, i valori della Rivoluzione francese e le speranze liberali, essi si dividevano poi in una pluralità di culture politiche, raccogliendo uno spettro di sensibilità che variavano da quanti aderivano al nazionalismo romantico ai repubblicani più accesi, passando per i monarchici fedeli a Casa Savoia, i laici, i neoguelfi fino ad arrivare alle componenti socialiste. Non per questo non trovarono un punto di sintesi, in ciò quanto meno in parte agevolate ma anche obbligate, da una evoluzione degli eventi che, a fare dal bienno 1847-1848 innescò il processo di unificazione propriamente intesa, che sarebbe infine culminato nella proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861.
Evidentemente sussisteva un nesso forte, ancora in parte da indagare, tra la terra di origine di coloro che presero attivamente parte, nelle sue diverse fasi, al percorso risorgimentale, e l’evolversi di quest’ultimo verso un obiettivo concreto, al di là di quelle ombre di velleitarismo che inevitabilmente si accompagnano ad ogni processo di intensa trasformazione politica. Il territorio piemontese non fu infatti solo passivo ospite di una pluralità di gruppi variamente strutturati e articolati, ma incentivò esso stesso lo sviluppo di una società civile, radicata soprattutto a livello urbano, che nel timbro dell’innovazione e della trasformazione trovava il suo suggello più corposo. Anche da questo elemento derivò una carica propulsiva che, invece, in altre regioni del futuro Regno d’Italia, andava difettando ancora di molto. In questa congerie di fattori di rilievo è senz’altro, insieme al dato territoriale, l’aspetto generazionale. Se le ispirazioni più strutturate, così come l’azione politica dei governanti, erano in genere appannaggio delle classi di età mature, le idealità di base, quelle che poi più generosamente furono spese nell’azione di unificazione, demandavano ad un bisogno di cambiamento che trovava in alcuni giovani dell’epoca deposito e fermento.
L’attuale configurazione amministrativa della Regione Piemonte comprende otto province: Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Torino, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli. In parte esse aderiscono alla disposizione territoriale del Regno di Sardegna e in parte no. La ricerca da svolgere, in ognuna delle attuali province, è l’identificazione, per ognuna d’esse, di una figura giovanile che, a vario titolo, per la sua condotta come per il suo pensiero, possa essere ritenuta significativa di un più generale percorso ascrivibile ad una generazione di “unificatori”.

Di ognuna di tali figure andranno indagati alcuni elementi rilevanti, così riassumibili:
•    il profilo biografico, dalla nascita alla morte;
•    il rapporto intrattenuto con il territorio d’origine, con una indagine di massima sul contesto sociale e culturale in cui essa visse e operò;
•    la sua cultura politica di riferimento e la traduzione della medesima in una successione di scelte personali che, a vario titolo, possono essere ricondotte al processo risorgimentale, inteso in senso lato come un cinquantennio di mutamenti, terminati con l’acquisizione al Regno d’Italia della città di Roma;
•    il significato, qualora esso si ponga, dell’identità anagrafica come fattore di incidenza nella promozione delle istanze di cambiamento e in quanto elemento di autocoscienza volto in tal senso.

A tale riguardo, non occorre che siano personaggi ascesi poi a ruoli di rilievo nazionale, ma necessita che abbiano manifestato un solido ancoraggio con il territorio della Regione. Il senso ultimo della ricerca è una indagine sull’esistenza medesima di queste figure, ovvero sulla memoria che a distanza di così tanto tempo si preserva d’esse, nel tentativo di identificare dei nessi e dei collegamenti tra i giovani di quel passato e i giovani piemontesi d’oggi.


Marco Travaglini
Consiglio regionale del Piemonte
Settore Organismi Consultivi ed Osservatori
Via Alfieri n. 15 - 10121 Torino
Tel. +390115757812 Fax +390115757365
e-mail : marco.travaglini@consiglioregionale.piemonte.it
www.consiglioregionale.piemonte.it
 


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