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ECONOMIA E LAVORO Precedente  Successivo
 
19/11/2010Associazione Industriali di Novara
 
Resoconto del convegno “Oltre le apparenze: scuola e impresa del terzo millennio”
 
CLUB DEI 15: TRE “PILASTRI” PER IL RILANCIO DELL'ISTRUZIONE TECNICA
 
Apertura al mondo, visione del nuovo, capacità: le priorità per salvare il primato intellettuale e industriale del Paese basato sulla cultura tecnico-scientifica
 
“Apertura al mondo”, perché le attuali dinamiche economiche impongono di formare ragazzi in grado di confrontarsi con l’internazionalizzazione. “Visione del nuovo”, per avere dalla scuola giovani innovatori. “Capacità”, elemento che l’industria italiana ha sempre avuto e che ora deve ricreare al proprio interno, anche con il supporto di una scuola che agisca sulle intelligenze, ampliando la propria gamma di saperi. È su questi tre pilastri che si basano le “tesi” per il rilancio dell’istruzione tecnica presentate questa mattina a Modena dal “Club dei 15”, il raggruppamento delle associazioni industriali territoriali del sistema Confindustria dove più alta è la vocazione manifatturiera dell’economia locale, di cui fa parte anche l’Associazione Industriali di Novara.
«L’impresa – ha detto nel suo intervento la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia – vive di talenti, idee, ricerca e tecnologia. La formazione tecnica e scientifica non è solo un obiettivo per lo sviluppo economico del nostro Paese: è una grande opportunità anche per lo sviluppo personale dei giovani. Dobbiamo quindi sostenere e indirizzare le scelte dei nostri studenti verso gli istituti tecnici, le scuole del futuro, scuole dell’innovazione che sanno meglio interpretare i fabbisogni formativi delle imprese. L’istruzione tecnica deve tornare a essere la spina dorsale della crescita industriale del Paese».
Nei territori che compongono il “Club dei 15” si concentra il 28% del valore aggiunto manifatturiero nazionale, il 31% delle esportazioni italiane e quasi un terzo degli addetti manifatturieri del Paese. In termini assoluti: 1.350 milioni di persone impiegate in 135mila imprese. È da questi numeri che parte la sfida lanciata dal coordinatore del Club, Alberto Ribolla, durante il convegno “Oltre le apparenze: scuola e impresa del terzo millennio”, organizzato in collaborazione con Confindustria e Confindustria Modena. «La realtà che affrontiamo tutti i giorni nelle nostre imprese – ha detto Ribolla – ci pone di fronte a sfide impegnative, prima fra tutte quella di trovare tecnici e persone preparate ad alimentare la nostra competitività. Perché far crescere le competenze dei nostri tecnici significa creare sviluppo manifatturiero, e quindi far crescere il Paese».

Da qui le priorità indicate nelle tesi del convegno e che il Club dei 15 persegue con un’azione avviata un anno fa, insieme a un gruppo selezionato di istituti tecnici presenti nei vari territori (per Novara l’Istituto tecnico industriale “Omar”) e che compongono il cosiddetto “Club degli Istituti dell’innovazione manifatturiera”: «Apertura al mondo – ha precisato Ribolla – perché non abbiamo solo bisogno di multilinguismo ma di multiculturalità dei ragazzi, non solo per i laureati, ma anche per i tecnici che, andando all’estero o rimanendo in Italia, dovranno confrontarsi con colleghi di tutti i continenti. Visione del nuovo, perché per arrivare a formare giovani innovativi, dobbiamo costantemente alimentarne la curiosità, e per questo non basta solo l’addestramento teorico. Capacità, perché dobbiamo premiare il merito degli studenti, incoraggiandoli a fare di più e meglio».
Su questi fabbisogni il Club dei 15 ha avviato una serie di iniziative di concerto con Confindustria e con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in base alla quale all’interno di ogni scuola aderente sono stati creati degli appositi “comitati tecnico-scientifici”: si tratta di organi di consultazione in cui studenti, docenti e rappresentanti delle imprese del territorio possono confrontarsi e adottare strategie comuni. Un’altra attività è quella a sostegno dell’orientamento, con un messaggio rivolto a ragazzi e famiglie rivolto a sfatare il pregiudizio secondo il quale l’istruzione tecnica è “di serie B”. Altra priorità è la promozione della “didattica laboratoriale”: una modalità di insegnamento che poggia le basi su un maggiore coinvolgimento dei ragazzi, non solo nelle attività di laboratorio, ma nelle stesse lezioni in aula.
«Rafforzare i contenuti tecnici e scientifici del sapere del nostro Paese – ha spiegato durante il suo intervento Alberto Barcella, presidente della Commissione Scuola di Confindustria – vuol dire agire direttamente sulle capacità dei nostri ragazzi. Abbiamo il compito di nobilitare il valore della cultura tecnica, che tanto ha dato alla competitività delle nostre imprese. La scuola, in questo processo, ha un ruolo fondamentale che è quello di aiutare la sedimentazione del “saper fare” che si è diffuso col tempo nelle imprese e nei territori manifatturieri. A noi imprenditori e rappresentanti delle associazioni industriali, invece, il compito di diffondere le buone pratiche di collaborazione tra scuola e mondo del lavoro, coinvolgendo le stesse imprese con un impegno in prima persona nella crescita degli istituti tecnici».
«Gli istituti tecnici – aggiunge Anna Chiara Invernizzi, vicepresidente dell’Ain con delega all’Education – devono tornare a essere gli “scrigni” di quel sapere concreto e pragmatico che tanto bene ha fatto al nostro territorio negli ultimi cinquant’anni. La ghettizzazione degli indirizzi tecnici, in questo momento di crisi, ha il solo effetto di ritardare l’ingresso dei più giovani nel mondo del lavoro. La competitività delle imprese e del territorio Novarese dipende quindi anche dallo sviluppo della cultura tecnica».
 

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