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ECONOMIA E LAVORO Precedente  Successivo
 
16/11/2010Associazione Industriali di Novara
 
 
FONDAZIONI E IMPRESE: LA CULTURA COME “BENE COMUNE”
 
Resoconto dell'incontro tenutori ieri all'Ain
 
«La cultura è un “bene comune”, uno strumento fondamentale per raggiungere l’obiettivo di allargare più possibile il benessere sociale, alla cui crescita le fondazioni possono e devono dare un contributo sempre maggiore». Queste parole di Roberto Drago, vicepresidente dell'Associazione Industriali di Novara e presidente della Fondazione De Agostini, sintetizzano il messaggio scaturito dall'incontro pubblico “Fondazioni e Imprese: la cultura per lo sviluppo”, tenutosi ieri sera nella sede dell’Ain.
Di fronte a un folto pubblico di autorità, imprenditori e cittadini si è parlato di un «nuovo ruolo dell’impresa privata», sempre più protagonista, accanto ai tradizionali attori istituzionali, nella diffusione di messaggi e di valori all’interno del proprio contesto sociale e culturale.
«Le difficoltà con cui ci dobbiamo confrontare quotidianamente – ha spiegato introducendo i lavori il presidente dell’Ain, Fabio Ravanelli – impongono alle aziende una maggiore responsabilità nei confronti dei lavoratori e delle comunità in cui esse operano. Oggi più che mai, infatti, gli imprenditori debbano farsi promotori di valori ispirati al “bene comune”, quali la sostenibilità, il merito, la valorizzazione delle risorse umane, il rispetto per l’ambiente, il legame con il territorio, un’etica della legalità senza “se” e senza “ma”. Abbiamo invitato i rappresentanti delle principali fondazioni attive sul territorio perché ci illustrino in che modo hanno finora inteso e intendono “declinare” per il futuro il loro ruolo a sostegno alle attività culturali come motore per lo sviluppo».
Dopo un’introduzione di Pasquale Seddio, docente alla Facoltà di Economia dell'Università del Piemonte Orientale e membro del comitato scientifico del progetto “Distretti Culturali” della Fondazione Cariplo, che ha spiegato la necessità, anche per il mondo manifatturiero, di passare da una concezione della cultura come conservazione del «patrimonio», a una concezione della cultura come «capitale», fatta di “asset intangibili” in grado di contribuire a creare nuovi linguaggi e nuovi universi simbolici, consentendo il ritorno degli investimenti realizzati, è toccato a Sebastiano Barisoni, caporedattore news di “Radio 24 - Il Sole 24 Ore”, animare una tavola rotonda cui hanno preso parte, oltre a Roberto Drago, Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte e vicepresidente della Fondazione Cariplo e Franco Zanetta, presidente della Banca Popolare di Novara Spa e della Fondazione Bpn per il Territorio.
Rispondendo alla provocazione del giornalista, che evidenziava la necessità, per le fondazioni di emanazione bancaria, di occuparsi della formazione di “capitale umano” piuttosto che del restauro del patrimonio artistico, Enoc ha spiegato i cambiamenti di strategia realizzati dalla Fondazione Cariplo negli ultimi anni. «Eroghiamo circa 200 milioni di euro ogni hanno – ha detto – e abbiamo delegato alle fondazioni di comunità la parte di conservazione delle strutture. Oggi siamo protesi ai giovani e a tutto ciò che “produce” nuova cultura. Finanziamo anche ricerche mediche che non hanno ritorni economici diretti per le aziende farmaceutiche e cerchiamo di leggere in anticipo i bisogni sociali, rispondendovi in modo adeguato».
«Per noi – ha aggiunto Zanetta – l'attenzione al territorio è massima, anche se dal 2002 a oggi abbiamo modificato il focus dei nostri interventi, che sono sempre meno indirizzati all'edilizia e più ad altri settori, come i master post-laurea o il sostegno finaniziario a iniziative che favoriscano la vivibilità e l'attrattività del Novarese». Nel suo intervento, Drago ha spiegato quanto sia necessario, a suo parere, «concentrare gli sforzi su chi ha bisogno, evitando interventi a pioggia che si perdono in mille rivoli e instaurando rapporti di collaborazione con altre fondazioni».
Il dibattito si è anche soffermato sui rapporti fra mondo accademico e mondo dell’impresa, che devono riuscire a costruire progetti di lungo termine su temi di ricerca applicata. «Le università – ha ricordato Seddio – sono infatti molto in difficoltà nel campo della ricerca, a causa della crescente carenza di fondi».
«Come associazioni imprenditoriali – ha precisato Enoc – abbiamo contribuito alla realizzazione dell’incubatore di imprese dell’Università del Piemonte Orientale, mentre la Fondazione Filarete si occupa di costenere la ricerca nelle scienze della vita attraverso alcune piattaforme di trasferimento tecnologico cui partecipano soci importanti, come la novarese Novamont».
 

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