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23/04/2019speciale sport acsi
 
FESTA DELLO SPORT C.S.A.In. ALESSANDRIA
 
SABATO 27 APRILEPRESSO ANTICO TEATRO DI PADERNA FESTA DELLO SPORT ALESSANDRINO DEL C.S.A.IN.
 
IL MONDO DELLO SPORTPURO SI RIUNISCEA PADERNA
 


FESTA DELLO SPORT C.S.A.In. ALESSANDRIA

Il 27 aprile presso il Teatro di Paderna in provincia di Alessandria, si terrà la “Festa dello Sport” organizzata dal Comitato Provinciale di Alessandria dell'Ente di Promozione Sportiva C.S.A.In., in questa occasione si svolgeranno le premiazioni atleti,dirigenti istruttore.
E' stata scelta questa parte dell'alessandrino per fare conoscere ai molti, i luoghi dove si allenava e nato e cresciuto un grande campione come Fausto Coppi, centenario della sua nascita.

Fausto Coppi Ricordo del mito ricordo dell'uomo

Angelo Fausto Coppi nasce il 15 settembre 1919 a Castellania, allora frazione di Carezzano, in provincia di Alessandria, nella quale, secondo il censimento del 1921, vivevano 432 abitanti.
A Castellania anche da adulto era chiamato Faustino. A Novi Ligure, quando, all'età di 16-18 anni, era garzone presso la salumeria-macelleria Merlano ed in bicicletta andava qua e là per le consegne ai clienti era chiamato, dal dialetto novese, “èe maslò”(il macellaio), poi nell'ambiente della “scuola” di Cavanna, dove si parlava oltre che in novese anche nei vari dialetti dei frequentatori, diventerà “èe Faustu”. I tifosi francesi esprimeranno la loro ammirazione e la loro simpatia con “Fostò”, termine adattato alla loro pronuncia. Oggi l'epiteto più ricorrente e appropriato è “Airone”, il nome del volatile con zampe lunghe e collo incurvato a esse.
Quando tornava a casa da Novi lo si vedeva passare in bicicletta lungo la via verso la frazione Merella, oltrepassare Villalvernia, dove allora si attraversava la Scrivia con la barca (non c'era ancora l'attuale ponte) ed infine, dopo un tragitto di circa 18 km su strada non ancora asfaltata, raggiungere Castellania a 400 metri d'altitudine dai 197 metri di Novi Ligure, con una bicicletta dell'epoca, sprovvista di cambio di velocità.
Finché un giorno l'amico Isidoro Bergaglio, corridore dilettante che per primo scoprì le capacità di Coppi, decide di portarlo al n° 4 di via Castello dove abitava il sopra citato Cavanna. Coetaneo di Costante Girardengo, Giuseppe Cavanna, detto Biagio, era un massaggiatore divenuto cieco, dall'intuito eccezionale nell'individuare attitudini fisiche per eccellere nello sport ed aveva creato una sorta di scuola di ciclismo, dove si ritrovavano i corridori per allenarsi seguendo i suoi inflessibili insegnamenti. Molte erano le delusioni per chi non era giudicato idoneo, ma molti furono anche coloro che, avendolo frequentato, diventarono campioni di questo sport. Fausto Coppi ne sarà il più significativo.
A Novi Coppi aveva trovato il suo ambiente. Era fisicamente dotato, ma Novi contribuì certamente alla sua affermazione: dagli anni venti fino al termine degli anni sessanta del secolo scorso la città era il centro nel quale si respirava maggiormente lo sport del ciclismo. È la città, oggi sede di un importante Museo dedicato ai Campionissimi, in cui ha trascorso gli ultimi anni della sua vita e dove attualmente vivono i suoi figli.
L'elenco delle imprese sportive di Fausto Coppi richiederebbe molto spazio, soprattutto quelle per distacco, delle quali citiamo la più spettacolare: quella della tappa Cuneo-Pinerolo del Giro d'Italia del 1949, dove all'arrivo furono 11,52 i minuti di distacco sul secondo, Gino Bartali, dopo una fuga di 192 km.
Vinse cinque Giri d'Italia, due Giri di Francia, un Campionato del mondo (1953), e numerose corse su strada (tre Milano-Sanremo, cinque giri di Lombardia, una Parigi-Roubaix, tre Campionati italiani), Fu anche due volte campione del mondo dell'inseguimento su pista (1947, 1949) e primatista mondiale dell'ora nel 1942 (km 45,871). Nella sua non lunga vita agonistica (1939 -1959) ha partecipato a 666 gare, percorrendo la distanza di ben 119.068 chilometri, come dire da Aosta a Reggio Calabria per ben 80 volte.
Fausto Coppi muore il 2 gennaio 1960, ricoverato nell'ospedale di Tortona a seguito di una malaria non diagnosticata, contratta nel periodo natalizio precedente, in Africa nello stato dell'Alto Volta (oggi Burkina Faso), dove era stato invitato, insieme a corridori francesi, a partecipare a gare ciclistiche. Fino all'ultimo la sorte non gli è stata benigna, con le frequenti cadute in gara e nel privato con le disavventure coniugali Ogni anno, nel giorno in cui ricorre l'anniversario della sua scomparsa, è considerevole ed impressionante la partecipazione di tanta gente, sportiva e no, anche dall'estero, davanti al mausoleo eretto a Castellania, che lo ricorda insieme al fratello Serse, anch'egli corridore, deceduto il 29 giugno 1951 a seguito di una caduta all'arrivo in una gara al velodromo di Torino.

 

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