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18/02/2013Maurizio Scandurra
 
La Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell'Unione Nazionale Consumatori richiama il comico genovese a un linguaggio pubblico più consono.
 
PATRIZIA POLLIOTTO (UNC): “BEPPE GRILLO? STOP AL TURPILOQUIO CONTINUO, INTERVENGA L'AIART”
 
Il noto avvocato: “Si possono esprimere le medesime idee con altri termini e più moderazione”
 
TORINO, Lì 18-02-2013 – “Come presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell'Unione Nazionale Consumatori, invito i vertici dell'AIART, la più antica e autorevole associazione Onlus di telespettatori nata in Italia a prendere posizione sul fenomeno Beppe Grillo“. E' l'invito dell'Avvocato Polliotto, che scende in campo a tutela dei consumatori contro il linguaggio non consono alle regole del buon dialogo continuamente impiegato dal comico genovese e ripreso dalle telecamere dei mezzi d'informazione di tutta Italia.

“Che Beppe Grillo non vada in televisione – per sua scelta, strategia o per qualsivoglia altro motivo nel merito del quale non ci interessa entrare – è solo un bene per le fasce più deboli e meno protette del pubblico mediatico”, dichiara l'Avv. Patrizia Polliotto, Fondatrice e Presidente del Comitato del Piemonte dell'Unione Nazionale Consumatori, dal 1955 la più antica e autorevole associazione consumeristica italiana. “Il nostro è un monito severo al fatto che il comico continui imperterrito - in ogni dove tenga un comizio in puro stile chiamata alle armi - a dar luogo a un turpiloquio al limite della decenza, dando una pessima immagine della politica e degli italiani in piazza”, spiega.

“Turpiloquio, termini volgari che poi vengono pericolosamente rimbalzati dalle tv, talk show, dai tg nazionali lungo tutto l'arco della giornata – specie in un periodo delicato come quello di campagna elettorale – proprio riproponendo nelle varie edizioni gli spezzoni video dei suoi interventi in cui maggiore è il fenomeno. Quelli che, ovviamente, determinano incrementi di share e ascolti”, continua l'avv. Patrizia Polliotto. “Tutto questo non giova affatto né alla dignità della nostra tivù, né alla deontologia degli operatori del settore e al buon gusto di chi fa informazione, e soprattutto ai giovani che, davanti al mare immenso di Internet, spesso ritrovano i commenti “coloriti” di Beppe Grillo per poi riprenderli a loro volta con frasi, riflessioni, pensieri ed espressioni altrettanto immoderate. E' un fatto diseducativo, oltre che per nulla inadeguato”.

Per poi concludere: “Invito caldamente Beppe Grillo a esprimere i concetti a lui cari con altri termini, più educati e degni di uno alla guida di un movimento che ambisce a entrare in un luogo di massima istituzionalità, quale il Parlamento italiano, che richiede ben altro approccio di stile, anche dal punto di vista linguistico”.



 

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